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Scritto da basileus   
Martedì 03 Marzo 2009 12:29

L'uomo abita la Basilicata sin dal Paleolitico.
Gli antichi cacciatori si aggiravano in cerca diprede intorno a laghi e fiumi, in un ambiente popolato di molti animali oggiestinti, come antichi elefanti, rinoceronti e tigri dai denti a sciabola.
Nelle caverne in cui si rifugiavano hanno lasciatopitture rupestri di straordinaria sintesi, alcune delle quali ancora visibiliin Basilicata.
Con l'età del Ferro (IX-VII sec. a. C.) el'incremento delle relazioni commerciali e politiche, diventano abituali pergli indigeni i contatti con Etruschi e Fenici.
Tutti questi scambi portano alla nascita di unacultura abbastanza uniforme in tutta l'area che oggi chiamiamo Basilicata (oLucania) e zone limitrofe. I Greci chiamarono questa cultura"Enotria".

Fin dal VII sec a.C. arrivarono dall'odiernaTurchia, in cerca di terre fertili da coltivare, i primi coloni greci, chefondarono la città di Siris su una collina tra le foci dei fiumi Agri e Sinni.
Era un insediamento irregolare, difeso da unsemplice muro di mattoni crudi, con aree sacre non monumentali, ma presentavauna vasta necropoli nelle vallate sottostanti.
Più a nord lungo la costa, nel 640 a.C. una popolazioneproveniente dal Peloponneso fondò la città di Metaponto.Una ricca città con unsolido impianto urbanistico e molti splendidi templi ed edifici pubblici.
L'influenza delle due città si estendeva su unvasto territorio, con una fiorente attività agricola e commerciale chepermetteva lo sviluppo di produzioni artistiche di altissimo livello.
Alla fine del VI sec. a.C. Siris fu distrutta daparte dei Crotoniati. Nel 433 a.C. fu fondata la città di Heracleia, da parte di unacoalizione tra Taranto e Thurii. Heracleia era un'importante città, difesa damura monumentali, con ricche case dotate di portici e pavimenti a mosaico,un'agorà con edifici pubblici ed un'area sacra con templi monumentali.

Sul finire del VI sec. a.C. una massicciaimmigrazione di popolazioni di origine sannitica venne a costituire una nuovaetnia dalla forza dirompente: i Lucani.
I Lucani si integrarono con le popolazioni indigenee conquistarono perfino città greche potenti e ben difese come Poseidonia eLaos.
Nei decenni successivi i Lucani arrivarono aminacciare anche le forti città della costa ionica: Taranto, Metaponto,Heracleia e Thurii, costituendo la Grande Leukania, che si estendeva dal fiumeSele fino alla città di Thurii. La società lucana era retta da un'oligarchia,all'interno della quale si sceglieva, in caso di guerra, un Basileus (re) chedeteneva il potere per il periodo della crisi.
Verso la metà del IV sec. i Lucani dovetteroaffrontare la rivolta degli abitanti dell'area sud-ovest, detti Brettii, finoalla loro definitiva scissione.
Alla fine del IV e nel corso del III sec. a.C. iLucani furono coinvolti, direttamente o come mercenari, in una sanguinosa seriedi conflitti su più fronti e in particolare contro Roma che portarono ad ungeneralizzato impoverimento del territorio fino all'abbandono di moltiinsediamenti preesistenti.

Nello scenario convulso che caratterizzò il IIIsec. a.C. nell'Italia meridionale, emerse la forza organizzativa e militare diRoma.
Tra il III ed il II sec. a.C. le città di Venusia edi Grumentum ebbero un travolgente sviluppo, diventando importanti poli diattrazione per le popolazioni delle campagne.
Intanto Heracleia e Metapontum conservavano unarelativa prosperità fino al I sec. d.C.
Nel corso del II e III sec. d.C. il disboscamentosenza freni, le imposte insostenibili, la gestione miope del latifondorendevano sempre più misero il territorio.
Il malcontento della popolazione e la pressione deibarbari ai confini settentrionali preparava lentamente la caduta di Roma.

Con le invasioni barbariche si aprì un periododavvero oscuro per la Lucania.
Durante tutto il VI sec. d.C. la Lucania continuò aspopolarsi e ad impoverirsi, mentre infuriava la guerra tra Goti e Bizantini.
Con la vittoria dei Bizantini, solo le comunitàmonastiche benedettine e basiliane di rito ortodosso mantennero autonomiaorganizzativa ed economica.
Quando nel 568 i Longobardi invasero l'Italia, nontrovarono nell'Italia del sud praticamente alcuna resistenza. Con i Longobardila Lucania scomparve come circoscrizione territoriale.
Alla morte del principe longobardo Arechi, mentreinfuriava la lotta per la successione, i Saraceni si infiltrarono nelterritorio costituendo insediamenti a Tursi, Tricarico e Pietrapertosa.
Per arginare i musulmani intervennero i Bizantini,che riconquistarono la Puglia e imposero il loro controllo ai principatilongobardi. Tutto il secolo X non fu che un susseguirsi di battaglie in una guerradi tutti contro tutti tra Longobardi, Bizantini, Sassoni e incursioni diSaraceni.

Approfittando della confusione che regnava ovunquei Normanni, grazie all'appoggio dei principi longobardi che li credevanoalleati, si insediarono a Melfi.
Quindi ottennero dall'imperatore Enrico IIIl'investitura che li rendeva pari ai principi longobardi e la loro spintaespansionistica così legittimata esplose.
Il Papa chiese aiuto all'Imperatore per fermarli,ma l'esercito che misero in campo fu umiliato dai cavalieri di Melfi.
La città del Vulture divenne quindi fulcro delleattività politiche nel sud dell'Italia. Nel concilio che vi si tenne nel 1054,Roberto d'Altavilla vide riconosciuti dal papato il proprio titolo, i Continormanni si dichiararono espressamente suoi vassalli ed egli giurò fedeltà alpapato promettendo la sua protezione.
Alla sua morte il suo dominio avrebbe potutosfaldarsi, ma dopo infinite vicissitudini, approdò nelle mani di Ruggierod'Altavilla, che costrinse il Papa a riconoscerlo Re di Puglia, di Calabria edi Sicilia in cambio della sua protezione. Durante il dominio Normanno laBasilicata conobbe un periodo di rinascita e furono costruiti molti grandicastelli, cattedrali e conventi.

A Natale del 1194 con i matrimonio tra Enrico diSvevia e Costanza d'Altavilla si fondono in una sola Corona il Regno Normanno eil Sacro Romano Impero, ma la morte di Enrico provoca gli appetiti di moltipretendenti.
Il piccolo Federico, posto sotto la protezione delPapa, non aveva molti sostenitori, ma la fortuna giocava a suo favore: graziead un paio di fortunati decessi, alla rinuncia al regno di Sicilia in favoredel fratello e alla promessa di una crociata, Federico riuscì ad ottenere lacorona di Imperatore.
Federico promosse lo sviluppo delle attivitàagricole, la costruzione di opere pubbliche e di edifici religiosi, promulgò leConstitutiones Melfienses, uno strumento legislativo di assolutaavanguardia per i suoi tempi, protesse le arti e le scienze, professò la piùampia tolleranza religiosa e si guadagnò l'appellativo di Stupor Mundi.
Durante il regno del grande Federico la Basilicataproseguì sulla via della ripresa, confermando quel ruolo di centro politico dirilevanza mondiale che mai più avrebbe conosciuto nella sua storiaplurimillenaria.

Alla morte di Federico II, nel 1250, la lotta perla successione fu terribile e non terminò che diciotto anni dopo, con lasconfitta di Corradino di Svevia: Carlo d'Angiò aveva vinto e per la Basilicataera cominciato un lungo periodo di decadenza.
La popolazione era drasticamente diminuita e laregione venne suddivisa in enormi feudi assegnati ad un paio di grandi famigliee alla Chiesa, che con le sue abbazie e i suoi vescovi prese a gestire immensericchezze che permisero la costruzione di chiese e monasteri in tutta laregione. In questo periodo si scatenò una pulizia etnica che portò allacacciata dei Saraceni, degli Ebrei e dei Monaci di rito greco.
Con la salita degli Aragonesi al trono di Napoli el'arrivo di moltissimi immigrati in fuga dall'impero d'Oriente caduto sotto ildominio turco, la Basilicata conobbe un certa ripresa economica e demografica.

Ridotta a merce di scambio usata dai re perpremiare questo o quel feudatario, la Basilicata conobbe un ennesimo periodo dipovertà.
La Chiesa lucana, invece, era tanto fiorente dadiventare un importante committente per molti artisti. Nasce in questo periodoquel tesoro inestimabile di opere d'arte, ancora tutto da scoprire per ilgrande pubblico.
Alla fine del XVIII sec. le idee illuministicheavevano contagiato molti intellettuali lucani, pronti a sostenerle con le armi.L'occasione venne con l'arrivo dei Francesi a Napoli.
La rivolta divampò in tutto il mezzogiornocontinentale e nacque la Repubblica Partenopea.
Ma i Francesi e gli intellettuali locali nonseppero interpretare i bisogni del popolo e ne persero subito l'appoggio.
Pochi anni dopo i Francesi tornarono nel Sud ed inBasilicata per rimanervi dieci anni, durante i quali introdussero unalegislazione moderna e l'abolizione del latifondo.
Ma la riforma non riuscì: i contadini erano poverie dovettero limitarsi a prestare il loro nome ai ricchi massari che erano isoli ad avere il denaro per acquistare i terreni posti in vendita. Il latifondonon fu spezzato, ma cambiò solo padrone.

La borghesia lucana, rafforzatasi nel decenniofrancese grazie all'usurpazione delle terre sottratte alla feudalità, continuòa cospirare contro il re per ottenere un peso politico corrispondente alla suaimportanza economica.
Dopo il fallimento di molti tentativirivoluzionari, finalmente lo sbarco di Garibaldi in Sicilia costituì la giustascintilla. La sua figura leggendaria spinse anche i contadini a combattere afianco dei loro padroni, nella speranza di una vita migliore.Garibaldi conquistò il regno, ma il re piemontese acui lo consegnava era il re delle classi agiate e ancora una volta i poveridiventarono più poveri. Questa ulteriore delusione fu la causa che diedeorigine al fenomeno del brigantaggio. Per dieci anni nelle loro foreste tenneroin scacco un esercito di oltre 120.000 uomini e subirono un vero e propriogenocidio, lasciando sul terreno oltre 15.000 morti. L'emigrazione verso ipaesi del Nuovo Mondo fu la valvola di sfogo che trasformò la loro rabbia nellaforza che permise loro di sopravvivere ed affermarsi oltre Oceano. Oggi perogni lucano che vive in Basilicata ce n'è un altro che vive all'estero.


Ultimo aggiornamento Venerdì 13 Marzo 2009 09:07
 

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